Cutrettola

   

 



Creative Commons License
This work is licensed under a Creative Commons Attribution 2.5 License.Questo blog non è da considerarsi un prodotto editoriale ai sensi della legge n. 62 del 7.03.2001
link
Albe
Ally
Argonauti
Briula
Camogli
Carmilla
Contenebbia
Crazycoloncafè
Edera
Educare.it
Educazione e scuola
Every blog
Fuoridiclasse
Golem
Idakrot
Il forum de "Il faro della vita"
Il forum degli studentidipsicologia
Il forum di Letture al femminile
Il forum di opsonline
Il forum di Psiconline
il forum di sara
Il sito di leo (scuola)
Indice
Letteratura
Liber liber
Malricci 1
Malricci 2
marietta
mestierediscrivere
Mosche volanti
Muntu
Naddia
nedda
noircafe
pedagogia: i due blog
Pedagogika
Prometeo
psychoanalysis
Racconti
raccontioltre
Sabina Guzzanti
Scrittura creativa
Sinestesie
Storia moderna
Tiscali blog
viaggi di alex
il mio archivio
oggi
luglio 2009
marzo 2009
gennaio 2009
novembre 2008
ottobre 2008
settembre 2008
agosto 2008
luglio 2008
giugno 2008
maggio 2008
aprile 2008
marzo 2008
febbraio 2008
gennaio 2008
dicembre 2007
novembre 2007
agosto 2007
luglio 2007
giugno 2007
maggio 2007
marzo 2007
febbraio 2007
gennaio 2007
dicembre 2006
novembre 2006
ottobre 2006
settembre 2006
agosto 2006
le mie categorie
adozione
affido
amore
auguri
belli
emozioni psiche
fatti&misfatti
film libri musica
hobbies
io&glialtri
scuola
senza il pollice verde
sfiga
società
tivvù&blog&altrimedia
università
vita
counter
*loading* visite



mercoledì, 08 ottobre 2008
 

Il perchè di un no


Sono una maestra di scuola primaria.Lavoro in un modulo di 3 insegnanti su due classi. Io ovviamente sono quella che non fa niente mentre le altre insegnano, e pertanto gravo come un parassita sul bilancio degli italiani.Sono una privilegiata.Ma per fortuna presto giustizia sarà fatta: poichè, tra le tre, sono quella entrata di ruolo più di recente, rischio più di altri i contraccolpi della riforma Gelmini. Vabbè.
Ma s'è capito davvero perchè ce l'abbiamo tanto contro il maestro unico? S'è capito che in ballo non ci sono solo questioni che riguardano la pagnotta?
Due cose soltanto, per spiegare.
La pluralità dei docenti non è utile solo,come si sente dire spesso, perchè oggi tra le materie da insegnare ci sono informatica , inglese ecc., non è questo che rende "complesso" l'insegnamento nella scuola primaria.

Per chi non lo sapesse,nella scuola priamaria le materie sono raggruppate in ambiti (linguistico, antropologico, scientifico) e ogni ambito è assegnato a un docente del team del modulo; se uno di loro ha anche la specializzazione all'insegnamento della lingua inglese potrà aggiungere tale materia al suo ambito.
Il vantaggio di una simile organizzazione è quello di potersi "specializzare" e acquisire particolari competenze ed esperienze nella didattica del proprio ambito.
In cosa consiste tale "competenza"?
Io credo consista di molte cose:
- in riferimento al bambino: una conoscenza della psicologia dello sviluppo che consenta all'insegnante di comprendere i modi in cui il bambino "costruisce" le proprie conoscenze in relazione alla sua età e al livello di maturità cognitiva che ha sviluppato .Ma per conoscere il bambino occorre anche sviluppare capacità di osservazione, di monitoraggio e di adeguamento del proprio lavoro a quei particolari bambini che si trovano in quella particolare classe.
-in riferimento alla disciplina: un insegnante deve coltivare a "livello adulto" i contenuti di ciò che insegna, deve conoscere l'epistemologia della disciplina : per questo è auspicabile che il docente non sia separato dall'università,si aggiorni, sappia cosa e come si studia nei luoghi deputati a far ricerca sulla disciplina che lui insegna. Altrimenti il suo aggiornamento rischia di dipendere unicamente dai libri di testo che finirebbero per farla da padrona sul modo di impostare contenuti e strutture disciplinari.
Anche alle elementari, ad esempio, si insegna storia lavorando sui documenti, aiutando i bambini a divenire capaci di ricostruire il quadro di una certa civiltà interpretando e ricavando informazioni dalle fonti storiche.Un lavoro del genere mette in moto una marea di abilità nel bimbo ( capacità di distinguere informazioni di vario tipo, classificarle, costruire mappe e schemi, produrre testi a partire da schemi , ecc. ecc.) abilità assai più complesse e articolate di quelle mobilitate dalla semplice lettura del sussidiario di storia. E' evidente che se una maestra dovrà insegnare non tre ma 13 materie non avrà certo modo di andare troppo per il sottile.La storia però non è sfilza di fatterelli e di date e di nomi, la storia è una ricostruzione critica e mai definitiva del passato elaborata in base a dei documenti, passibile di mutare se i documenti cambiano, se cambiano gli obiettivi della nostra ricerca, e se cambia il ricercatore poichè ognuno di noi vede le cose dal proprio particolare punto di vista: la descrizione di un'epidemia varia notevolmente se a eseguirla è un medico, se è un economista, se è un sociologo eppure ciascuno di loro fornisce informazioni utili allo storico. W lo spirito critico.
-in riferimento alla didattica. Io sono laureata in lettere, il che non mi rende automaticamente competente nella didattica dell'italiano nella scuola elementare. Forse, se sono una docente che s'interessa di studi italianistici e mi piace tenermi aggiornata nella mia disciplina ho antenne capaci di intercettare certi svarioni che propinano i libri di testo, che scambiano l'adattamento dei contenuti disciplinari ai bambini con una loro semplificazione eccessiva, o con la pura banalizzazione.
Per esempio: nella scuola elementare si studiano le "tipologie testuali" - e non solo l'alfabeto - si prova a individuarne i cosiddetti "elementi costitutivi" ma si dà occasione di imboccare dei gineprai, talvolta, dai quali si cavano difficilmente le gambe oppure le si cavano facendo degli svarioni da capogiro. Tipo definire il mito come" un racconto che fornisce una spiegazione fantastica dei fatti scientifici" che è quanto meno riduttivo.Una maestra che ha insegnato per anni matematica potrebbe tranquillamente bersi questa approssimazione...
e magari ficcare,involontariamente, nella testa dei bambini delle convinzioni che loro prenderanno per buone fino a quando non incapperanno in qualcuno che, magari a distanza di anni, gli distruggerà le sicurezze con le quali sono cresciuti. Ecco, magari il fatto di essere laureata in lettere, se sono una tipa che "coltiva la propria materia a livello adulto", mi potrà rendere avvertita di certe castronerie, ma non mi rende competente nella didattica dell'italiano.
Oggi a scuola se un docente pensasse che per insegnare italiano in classe basti partire dall'alfabeto si perderebbe una buona fetta di ragazzini per la strada. Oggi le nostre aule sono frequentate al 25% da bambini portatori di "bisogni speciali" , di difficoltà di apprendimento non certificate. E l'insegnante deve tenerne conto e adattare le proprie "strategie" alla varietà dei bisogni di apprendimento che deve fronteggiare nella sua classe. Metti, ad esempio, che in prima ci sia un bambino dislessico non certificato. Metti che quella maestra utilizzi, per l'insegnamento della letto-scrittura, il metodo fono-sillabico (questa è la "l", questa è la "a", questo è il suono "la", ecc. )è evidente che non volendo il dislessico è posto immediatamente di fronte alla sua difficoltà. Se invece imbocca la strada dell'educazione linguistica da un'altra parte, ovvero da quella della "comprensione di un testo", della ricostruzione in sequenza di una storia ascoltata, il dislessico avrà modo di esercitare le sue abilità logiche, arricchirà il suo vocabolario e avrà ricevuto gratificazioni che sosterranno la sua autostima quando dovrà comunque fare i conti con le sue difficoltà.
Ma non c'è bisogno di mobilitare i casi speciali. Un docente per essere competente deve conoscere il modo in cui insegnare la propria disciplina non snaturandola con eccessive semplificazioni, ma adeguandola ai cuccioli che si trova davanti.

Ecco che un maestro unico sarà per forza di cose meno efficace.

Un'ultima cosa riguarda la valutazione. Non c'è processo valutativo che possa dirsi "oggettivo" perchè il nostro punto di vista sul mondo è per forza di cose parziale. Tu pensa a un bimbo con una sola maestra la quale magari ha preso uno svariane didattico e non sia riuscita a calibrare il suo insegnamento sul tipo di intelligenza di Pippo. Magari Pippo è un visivo e apprende le cose per immagini, mentre la maestra ha un approccio "logico": magari Pippo non riesce bene a capire anche se basterebbe che la maestra  cambiasse solo il modo di presentazione degli argomenti, magari la maestra che ha 25 ragazzini mica ce l'ha il tempo di porsi troppe domande. La storia finisce che si crea la leggenda di Pippo che non capisce un tubo di matematica e della maestra di matematica che è una vecchia zitella acida.
Se a guardare a un bambino non è uno ma sono più d'uno, è molto più probabile che vengano colti aspetti diversi della sua personalità che a un solo occhio sfuggono. Il giudizio che si costruisce grazie al contributo di più osservatori ha senz'altro più possibilità di essere un giudizio meno viziato dalla soggettività.
postato da ellea | 22:24 | commenti (2)
scuola