Già.
Dopo un inverno piuttosto difficile la primavera porta con sè delle conferme: c'è poco da fare io sono un individualista. Non c'è "appartenenza" che non finisca per diventarmi stretta.
Sulla scuola, si sa, hanno preso a tirare venti foschi a partire dalla fine d'agosto della scorsa estate. Tira vento forte soprattutto sulla scuola elementare (o primaria che dir si voglia) .
La Gelmini, questa sconosciuta del nuovo governo Berlusconi, è rimasta in sordina fino ai giorni del solleone e poi si è scatenata in una crociata senza quartiere contro la scuola pubblica, contro gli insegnanti. Quest'ultimi sono rimasti a bocca aperta fino al suono della prima campanella, poi, giustamente hanno iniziato ad organizzarsi, ad affilare le armi, a studiare il come e il quando per arginare quest' offensiva inaudita le cui conseguenze ci sono ancora oscure.
E' stato il momento in cui non si poteva esitare, occorreva scendere in campo, schierarsi, farsi sentire. Cose che abbiamo fatto sostenuti dalle organizzazioni sindacali.
Sennonchè...a un certo punto la cosa ha iniziato a piacermi poco, sino a finire per non piacermi affatto.
Per capire il perchè occorre forse fare un inciso. Io ho sempre avuto l'impressione che gli insegnanti siano fragili e vulnerabili. Essere un insegnante non ha una definizione univoca. Si può essere diventati insegnanti in mille modi diversi, si possono vere alle spalle mille percorsi formativi differenti.
per esempio: nella scuola primaria è facile dire "maestra", ma quando lo si dice si può far riferimento all'insegnate di ruolo comune, a quella di religione, all'insegante di sostegno, alla specialista di lingua inglese. Tra le maestre di una classe ce ne può essere una laureata in giurisprudenza che insegna matematica, un'altra in scienze politiche che insegna inglese, un'altra in lettere che insegna storia, una col diploma isef che insegna italiano...qualche precaria che si sta laureando in scienze della formazione e che magari il prossimo anno non lavorerà.Anche il reclutamento è avvenuto in modo diverso: c'è chi ha fatto un concorso, c'è chi non l'ha fatto ed è entrato "per legge", c'è chi è stata inserita nella scuola per nomina del vescovo.
Tutta questa varietà di percorsi non aiuta il formarsi di un'identità professionale chiara e riconoscibile e spesso a causa di questa varietà le singole tipologie di insegnanti si guardano in cagnesco perchè i reciproci interessi finiscono per confliggere e se questo accade finisce pure che gli insegnanti si facciano guerra l'un l'altro. Altro che solidarietà di categoria. Lo si vede quando escono le graduatorie interne per l'individuazione dei perdenti posto.Tutti sospettosi gli un contro gli altri a vedere come mai il tale sta sopra di me, il tal l'altro sta sotto di me ma incalza un po' troppo e così via.
La percezione di se stessi degli insegnanti elementari è di persone a cui può tremare il terreno sotto i piedi da un momento all'altro. E forse è per questo che ogni nuovo ministro dell'istruzione che viene eletto non si perita un momento a tirar fuori dal suo cilindro una magica riforma a ogni ministro sempre nuova e diversa.E così lo stuolo insicuro e paranoico dei maestri trova il modo per solidarizzare, finalmente, unendosi di fronte al nemico comune.
Il nemico c'è, attualmente, indossa la maschera di una povera disgraziata di 35 anni che non ha saputo risolversi nella sua vita in altro modo che vendendosi a un paritito, accettando di fare la marionetta per un governo che la fa ciondolare di fronte a tutti come un fantoccio contro cui tutti possono sfogarsi.
Queste dinamiche sono ben note al sindacato a cui appartengo il quale ha, in modo dannosissimo a mio modo di vedere, abbracciato la strategia del terrore. In questi mesi non ho fatto altro che essere raggiunta da bollettini di pericolo estremo anche in quei frangenti in cui ancor non si capiva che decisione avesse preso il governo. Per mobilitare le persone le si sfrugugliava nelle paure di base facendole sentire costantemente minacciate da un nemico potentissimo che avrebbero sconfitto solo seguendo il santo sindacato protettore.
Non è di insegnanti impauriti di cui ha bisogno la scuola, non è rinforzando queste paure che la si aiuta.
Una vera lotta la si deve fare al di là delle paure ma sostenuti dalla sicurezza della propria identità professionale. Come colossi dobbiamo marciare senza timori a testa alta consapevoli della forza delle nostre motivazioni e delle nostre competenze. Senza tremare perchè qualcuno ci ha agitato qualche spauracchio sotto gli occhi.
Il sindacato ha di fatto finito per utilizzare la scuola per far cadere il governo.
Io difendo la scuola e combatto il governo: ma separatamente, non voglio che si faccia confusione, non voglio strumentalizzazioni. Io voglio una vera politica scolastica, non un interesse per la scuola come mezzo per raggiungere fini esterni alla scuola.
Io non sono uno strumento in mano al sindacato, io sono un insegnante che vuole difendere innanzitutto la scuola. Non mi faccio atterire dai proclami di morte del sindacato.
Io starò sempre fuori dal coro. Quest' inverno me ne sono accorta, non riesco proprio costituzionalemente a far parte di un gruppo, a pensare il pensiero del gruppo, ad agire in sintonia col gruppo.
Io sono mia e quando vedo qualcosa che non mi piace sto per conto mio.




