1- C'era un tempo in cui le donne italiane lottavano con passione per conquistare i propri diritti, per uscire da una condizione di sudditanza nei confronti del maschio che le rilegava sempre ai margini, in ogni singolo contesto del pubblico e del privato. Erano gli anni compresi tra la metà dei '60 e la fine dei '70, un ventennio di fiero femminismo che ha rivoluzionato la vita delle donne, che ha fatto esplodere la loro consapevolezza, portandole nelle piazze perché si prendessero ciò che era loro dovuto. In quell'era cominciavano i passi avanti nel difficile percorso che conduceva alla liberazione sessuale, mentre oggi le conquiste e i traguardi sono dati per scontati e vengono spesso calpestati e rimessi addirittura in discussione con le volgari rincorse al velinismo o le sciocche battaglie oscurantiste di chi vuol fregare gli ignoranti per tornare indietro di secoli (leggere alle voci politica e religione, mostri pericolosi che vanno troppo spesso sciaguratamente a braccetto).
Avrebbe potuto quindi saccheggiare il contesto sociale e politico di quegli anni Alina Marazzi per questo suo Vogliamo anche le rose , carillon profumato di pensieri intelligenti che lucida un ricordo di cose buone dalle quali c'è solo da imparare, ma la regista, classe '64, lo osserva, lo studia e lo utilizza al meglio, ponendolo come sfondo a tre storie private le cui eco provengono da diverse età e differenti condizioni. Protagoniste del film sono infatti tre donne raccontate dalle parole con cui hanno riempito diari di solitudine e insofferenza, crisalidi che imparano a conoscere il proprio corpo e a dialogare con le proprie pulsioni sessuali, che si guardano intorno e s'accorgono dell'ombra del bastone del maschio che vorrebbe mummificarle in eterno dentro il bozzolo. Sono storie di vita quotidiana, che narrano di primi turbamenti di fronte al mondo esterno e di indicibili drammi interiori, che partono da un grembo occupato da qualcosa che non deve farsi vita, ma può essere grattato via solo nello squallore della clandestinità.
Depurato da ogni sentimento nostalgico,il film mette quindi insieme l'inchiostro di pagine ingiallite con un tesoro di immagini (costituito da Teche Rai, cinema underground d'epoca, animazioni e invenzioni grafiche in stile fotoromanzo) ricche di un significato che va ben oltre la semplicità dell'apparenza. Così la dimensione privata trova una sua perfetta collocazione in quella collettiva, e il particolare si fa incisivo esempio dell'universale, in un'opera che riesce, in un incontro fatale di coincidenze, a farsi luce in un momento particolarmente buio come quello che stiamo vivendo oggi.
Alina Marazzi lavora come al solito con materiale già esistente, lo cerca, lo ordina senza snaturarlo e gli dà voce, lo rende testimonianza immortale di ciò che è stato. Era già successo coi suoi lavori precedenti, entrambi incursioni negli universi intimi di donne inconoscibili, da quello personale di una madre morta suicida nell'età ancora tenera della figlia, nell'eccezionale Un'ora sola ti vorrei , a quello silenzioso delle monache di clausura di Per sempre. Il montaggio di Ilaria Fraioli sa di miracoloso, sistema insieme colori e ricordi in bianco e nero con un'abilità e un gusto che non si sono mai visti in un documentario (ma è riduttivo definirlo così) italiano. Completano l'opera le splendide musiche dei Ronin, gruppo indie italiano che fornisce al film un commento musicale sublime e che contribuisce a ricoprire di petali d'emozione un'opera che di tanto in tanto si perde in aree di stanchezza che forse si sarebbero potute sorvolare, ma che colpisce nel segno e lo fa con la grazia tipica delle donne migliori.
cinema.castlerock.it/recensioni.php/id=4271/articolo=di-petali-e-farfalle
2 - TUTTE LE ROSE DEL MONDO
di Giuseppe Genna
Vogliamo anche le rose , il film documentario di Alina Marazzi, va visto oggi: oggi che le conquiste di civiltà e di buonsenso vengono messe a repentaglio da un'idea astratta e catechistica e confessionale e spettacolare della vita, che poi va a ridursi ad alienazione, secondo i dettami di coloro che ritengono di tutelare proprio la vita. Nascere grazie a Ferrara, per vedere, con sindrome trisomica, lo stesso Ferrara: ecco una delle cattive tautologie che ci stanno propinando.
Oggi è un atto di necessità coscienziale per ogni donna e ogni uomo ricordare ciò che non viene più fatto ricordare. Vogliamo anche le rose è un'opera d'arte al meglio dell'espressione: un film profondo, ambiguo, autointerrogantesi e interrogante, memoriale con intensa vocazione al presente e, si spera, al futuro.
La ricerca documentaristica condotta da Marazzi e dal suo staff è a dire poco prodigiosa. Una miriade di immagini dell'Italia ripresa da telecamere Rai ed eiettata dal caleidoscopio dell'opinione pubblica e da filmati privati - questa dioramatica, che è montata in maniera splendida, viene legata dal filo tenace di tre diari femminili - parole che straziano, commuovono, spalancano noi stessi rispetto alle difficoltà che scontiamo oggi nell'essere insieme, nel fare comunità e, al contempo, nel vivere individualmente.
Non si tratta semplicemente di un'operazione all'insegna del femminismo unilaterale. Nelle parole dei tre diari stesi da donne che, in anni differenti, esprimono universi personali sconcertantemente diversi con le loro costellazioni sociali erotiche corporee emotive, in queste parole intime proposte a un pubblico postero eppure contemporaneo noi troviamo noi stessi, la deriva e la caduta dell'autocoscienza e delle pratiche di preservazione delle conquiste ottenute. C'è un indice puntato contro di noi, un indice che avremmo desiderato da molto tempo che venisse puntato contro di noi: noi, i responsabili di avere vegliato male, in anni clamorosamente reazionari seppure glassati di edonismo e precariato iridescente, su un comparto che fa la nostra civiltà: il diritto alla scelta da parte della donna, la creatività messa al servizio della collettività, la comprensione del dolore che implica la libertà, la normalizzazione della religione del piacere che scatena sbalzi psichici, il dubbio come motore della conquista civile.
Non è soltanto questione di presidiare l'integrità e l'integralità della legge 194, anche se sarebbe stupido non rilevare la coincidenza, tutt'altro che casuale, tra il film di Marazzi e l'attuale momento storico. Vogliamo anche le rose è una modalità filmica che permette di osservare come si concretizzi - e, storicamente, si sia concretizzata - la possibilità di volere tutto e immaginare tutto, finendo per ottenere tutto. Questo excursus temporale, che fa ridere e lacrimare, trattiene lembi di memoria consumistica al pari di ricordo politico, rendendosi incalzante grazie alla scelta dei materiali e al prodigioso montaggio. Eppure ciò che colpisce è la sua potenza rispetto all'oggi, il richiamo alla responsabilità nei confronti delle generazioni future, vista attraverso la storia delle lotte per la parità, per il divorzio, per il diritto all'aborto. Film storico ma immaginifico, Vogliamo anche le rose ha un impatto a cui ciascuno e ciascuna dovrebbero esporsi: questo è un film politico ed è l'opera di un'artista - il che significa non tanto che un elemento decisivo sta tornando, ma, piuttosto, che un elemento nuovo sta arrivando, sta pressando dal futuro immediato. Quanto è di straziante nel film è infatti l'elemento da cui entra il futuro, la consapevolezza che abbiamo raggiunto, ex post, che il diritto alla felicità passa non unicamente attraverso lotte di comunità, ma anche attraverso uno strappo profondo, che imprimiamo a noi stessi, dall'alienazione che ci sposta in esilio perfino da noi stessi in quanto individui.
Una clamorosa opera contemporanea che non cade in alcun nostalgismo, mette in scacco il passato se visto attraverso le etichette che gli sono state appiccicate addosso. Scomodo, irriverente, da vedere: per comprendere che il femminile è universale e che richiede una militanza continua, in termini di coscienza di quanto ci accade attorno, ogni giorno. Un'iniezione terapeutica contro l'omologazione e l'alienazione che è stata imposta ma è stata anche accettata dagli Ottanta in poi.





