Cutrettola

   

 



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sabato, 26 gennaio 2008
 



F. Scott Fitzgerald's Briefcase


On reading :
Tenera è la notte

Speriamo bene, perchè ho dato un'occhiata alla biografia di questo grande dell'età del jazz e mi  è sembrata  una vita molto triste e drammatica e il romanzo narra una vicenda autobiografica.

"Tenera è la notte narra un amore esigente e crudele vissuto, anzi patito, come un peccato capitale,l'incapacità di salvarsi non solo di un uomo dotato di troppo talento e troppo sensibile, ma anche di molti fra i migliori di un'intera generazione tradita dai nervi. La malattia di Nicole, moglie e paziente, come rappresentazione del collasso  mentale delle vittime di uno stile di vita insostenibile,il fallimento di Dick Diver, marito e medico, come rappresentazione del collasso morale delle vittime del denaro corruttore, mimano oltre al dramma di Zelda Sayre e di Francis Scott Fitzgerald lo spereco di tante altre vite belle e dannate tra le due grandi guerre."

postato da ellea | 23:06 | commenti (3)
film libri musica


venerdì, 25 gennaio 2008
 



"Nessun uomo è un'isola, intero per se stesso. Ogni uomo è un pezzo del continente, una parte della terra. Se una zolla viene portata dall'onda del mare, l'Europa ne è diminuita, come se un promontorio fosse stato al suo posto, o una magione amica, o la tua stessa casa. Ogni morte di uomo mi diminuisce perché io partecipo dell'umanità. E così non mandare mai a chiedere per chi suona la campana: essa suona per te." John Donne


Io credo di essera affetta da qualcosa che è imparentata,più o meno alla lontana, con la Sindrome di Asperger. Riconosco in me comportamenti simil-autistici: sono evitante rispetto alle relazioni sociali, sento tutto il peso delle difficoltà di comunicazione con gli altri, adoro rifugiarmi nel conforto delle mie quattro mura di casa dove posso finalmente riprendere e seguire il filo dei miei pensieri e abbandonarmi alle mie passioni e ai miei interessi.
La settimana lavorativa è davvero faticosissima e non tanto per le mansioni che mi richiede, che anzi rappresentano l'aspetto più divertente, quello dal quale posso trarre un minimo di gratificazioni . La settimana lavorativa è faticosissma per la quantità di "rapporti" cui mi espone. Vedo quotidianamente un'alta  quantità di persone e tutti quei contatti con le loro richieste sono concentrati in 5 ore : in 5 ore vedo 50 bambini e 6 colleghe di team con cui lavoro a stretto contatto,  vedo altre 20 colleghe circa con cui a volte mi sfioro soltanto, a volte devo risolvere questioni, affrontare richieste e dare risposte o prendere decisioni in breve tempo; devo dosare le energie a evitare di "calarmi" troppo in qualche cosa e rimanere a secco di forze per un'altra cosa; devo affrontare conversazioni o scambi con persone che spesso non hanno tempo per ascoltare e che vogliono risposte rapide, concise e pertinenti...e per me, che tendo a "sviluppare" il mio punto di vista, è davvero un problema..
Soffro molto per la sensazione di non riuscire ad entrare in "comunicazione" distesa con l'altro..ho sempre l'impressione di essere una corda stonata in un coro più o meno armonico. E questo non perchè io percepisca romanticamente me stessa come una persona ricca di contenuti che la sordità del mondo non ascolta o non ha la sensibilità di comprendere (come mi pare invece sia il caso del bambino protagonista del film di Truffaut della foto che è spuntata quando ho cercato su goggle "incomunicabilità") .Credo che invece dipenda da un mio egocentrismo, da un'eccessiva attenzione ai miei moti interiori e a una eccessiva tendenza all'autoreferenzialità che comporta come conseguenza quella di sentire un certo scostamento verso chi riesce maggiormente a modulare se stesso con l'altro, e non importa in che modo o per che fine.

Sto seguendo, in questo periodo, un corso sulla "disabilità e l'integrazione" e sento tutto il peso emotivo della casistica clinica che viene presentata e nella quale, come evidente, finisco col rintracciare parti di me; ma sento anche la difficoltà dell'immedesimarsi nell'altro non più per identificazione ma come polo di una relazione in cui io devo capire e aiutare..
postato da ellea | 21:34 | commenti (3)
vita, emozioni psiche


giovedì, 24 gennaio 2008
 

Caduta massi



 E adesso ci tocca  rivedere  quei tromboni del centro destra e il loro volgare giubilio..
postato da ellea | 20:59 | commenti (1)
societĂ 


domenica, 20 gennaio 2008
 

Samovar



Ho appena finito di leggere il romanzo di Dostoevskij, Umiliati e offesi, bellissimo. Mi ha particolarmente intrigata il personaggio del Principe bello e dannato la cui visione del mondo è perfettamente scolpita in una pagina che riporto in fondo a questo post.
Ma grazie al romanzo ho anche fatto la scoperta, tardiva, del Samovar di cui ho cercato immagini e informazioni:

I russi come tutti i popoli nordici amano bere, oltre agli alcolici, il tè. Tè molto buono, di tutti i tipi, da far invidia a un inglese.
Ma non tutti usano le bustine, soprattutto a casa. Non so se si tratti di un residuato sovietico, della ristretta disponobilità anche di generi alimentari, fatto sta che i russi prendono le foglie di tè e le fanno infondere in una teiera.Terminato il tè, la teiera conserva però al suo interno ancora un pò di acqua con le foglie, in modo tale che la prossima volta che si desidererà bere un pò di bevanda sarà necessario solo bollire un pò d'acqua separatamente da aggiungere in parte alla teiera, in parte direttamente in tazza, per regolare così il grado di "concentrazione" dell'infuso.
Questa acqua con foglie in teiera è quasi sempre presente nelle case russe e  si chiama Zavarka, nome che Kovalev sul suo dizionario traduce come "infuso".
Ma la zavarka è più che un infuso, è un concetto che esprime té sempre pronto per essere bevuto da soli e in compagnia e
i Samovar servono a conservare sempre un pò di acqua calda per la zavarka!

images.google.it/imgres







- Dunque, caro il mio poeta, voglio rivelarvi un mistero di cui forse non avete la minima idea. Sono sicuro che in questo momento mi giudicate un peccatore, o addirittura un farabutto, un mostro di dissolutezza e di depravazione. Ma ecco quel che voglio dirvi: se soltanto potesse avvenire (il che d'altronde data la natura umana non avverrà mai) se potesse dunque avvenire che ciascuno di noi sciorinasse tutti i suoi segreti più gelosi, ma in modo da non temere di non spifferare non solo quel che non oserebbe dire e non direbbe a nessun costo ad altri, non solo quello che si perita di confidare ai suoi migliori amici, ma anche quel che non osa talora confessare a se stesso, allora si spanderebbe nel mondo un tale fetore, che tutti noi ne rimarremmo asfissiati.Ecco perchè, sia detto fra parentesi, le nostre convenzioni mondane e le leggi della buona creanza sono così utili.C'è in esse un concetto profondo, non direi morale, ma semplicemente profilattico, agevolatore, il che s'intende, è ancora meglio, giacchè la morale, in fondo, non è che una comodità, una cosa escogitata unicamente per rendere la vita più agevole.[..] voi mi accusate di perversione, di dissolutezza, d'immoralità, mentre io, forse, ho una sola colpa, quella di essere più sincero degli altri, e basta; di non nascondere, insomma, ciò che gli altri celano perfino a se stessi...
postato da ellea | 19:16 | commenti (2)
film libri musica


giovedì, 17 gennaio 2008
 

Slurp




Che la cioccolata sia un valido aiuto nei momenti di tristezza fa parte dell'esperienza comune, ma il suo valore antidepressivo ha basi neurofisiologiche, in quanto la presenza di alcune sostanze psicoattive (teobromina, caffeina, fenilalanina e tiroxina) spiegherebbe l’efficacia del cioccolato nel contrastare stati di ansieta' e di depressione, nell’indurre sensazioni di piacere, benessere fisico e psichico, nell’aiutare a riconquistare l'autostima perduta, nel farci recuperare felicita' e benessere e nel farci aumentare la capacita' lavorativa.

Alcune ricerche hanno portato alla conclusione che chi soffre per amore tende a nutrirsi di cioccolato perche' in esso si trova la stessa sostanza chimica che il cervello produce quando ci innamoriamo e il cioccolato prolunga lo stato di benessere che viviamo quando siamo innamorati. La serotonina libera invece le endorfine migliorando il tono dell'umore ed arginando gli stati depressivi.
Ad avvalorare questa tesi, ricordiamo che i farmaci antidepressivi di ultima generazione innalzano i livelli di serotonina cerebrale. Un recente studio associa l'azione della cioccolata addirittura a quella della marijuana, e per esser precisi del suo principio attivo, il tetraidrocannabinolo (Thc), che avrebbe un suo equivalente naturale nel nostro cervello, un neurotrasmettitore chiamato anandamide, collegato a forti sensazioni di benessere, picchi di euforia e alterazione della cognizione del tempo.

Quali sono le condizioni psico-fisiche, in cui si fa piu' ricorso all’uso (e/o abuso) di cioccolata?
Una e' rappresentata da forma di depressione atipica detta disforia isteroide, caratterizzata da frequenti episodi di umore depresso (per senso di inadeguatezza o sentirsi respinti socialmente) che culmina in veri e propri attacchi bulimici per i dolci e il cioccolato. Inoltre, in alcune sindromi premestruali, o nel disturbo affettivo stagionale, i soggetti presentano ipersonnia, letargia e aumento dell'appetito predilegendo carboidrati e cioccolato. La cioccolata agirebbe da catalizzatore, facilitando la produzione di endorfine, un gruppo di oppioidi prodotti naturalmente dal cervello, con un'azione simile a quella della morfina, stimolando le sensazioni di euforia ed attenuando il dolore.

Detto cio', corre pero' l’obbligo di citare altri studi dai quali si ricava una informazione assolutamente in controtendenza. Infatti, secondo altri studiosi, non vi sarebbe nessuna prova scientifica degli effetti della cioccolata contro l'umore nero mentre sarebbe addirittura piu' probabile che venga associata a un prolungamento dello stato d'animo negativo, piuttosto che a superarlo.

Cioccolato e dipendenza
Il cioccolato e' uno degli alimenti piu' irresistibili e desiderati capace di dare una vera e propria dipendenza, definita come una totale incapacita' di resistere: il "cioccotossico" non riesce a fermarsi e la quantita' che consuma, e' di gran lunga superiore alla media (quattro o cinque volte superiore a quella del resto della popolazione). Se ne consuma senza controllo, per migliorare l’umore, per vincere la depressione. An­che se appagati da gusto e olfatto, spesso pero', si accompagna un forte senso di colpa dopo l’assunzione. Le sostanze chimiche da sole, a queste quantita', non sarebbero pero' in grado di determinare processi di dipendenza chimico-farmacologica, quindi deve esistere una dipendenza di tipo psicologico, che viene scatenata da vari processi:
Il cioccolato presenta una co-presenza di opposti: puo' essere solido e liquido, chiaro e scuro, dolce e amaro e cio' e' in grado di dare l’idea di un piacere totale e quindi piu' gratificante;
Solitamente la cioccolata viene associata a occasioni di festa, e, comunque a momenti positivi di emozionalita' familiare, a significati materni di protezione, ma anche a emozioni molto forti legate alla sensualita'.

Cioccolato come afrodisiaco?
Non e' stato mai scientificamente provato che possegga qualita' afrodisiache di per se', ma lo diventa in base alle attese che suscita, per la cura nella preparazione e la presentazione, per il clima che attorno riesce a creare! Allora subentra l'alchimia, attraverso la stimolazione di tutti i sensi coinvolti… E che dire di fantasie su corpi cosparsi di creme al cioccolato… Per chi vuol approfondire il tema suggerisco un libro scritto da Langham Murray Cioccolatoterapia: la nuova via ai segreti del vostro intimo io in cui si propongono interessanti interpretazioni psicologiche del nostro rapporto con questo “sostanza”, mettendo in evidenza che a seconda delle preferenze, emergono aspetti della personalita', magari a seconda della scelta per questa o quella forma, per un ripieno o un altro, e il modo in cui ci troviamo a giocare con la stagnola…
C’e' infine chi parla di “cioccolato-terapia”e considera un cioccolatino al pari di una coccola, perche' questo e' uno dei pochi cibi che da alle persone un profondo senso di benessere, fornendo una gratificazione molto simile a quella sessuale. Il problema del consumo di cioccolata dunque non e' poi cosi' grave: forse a pensarci e' solo legato alla dieta e a qualche eccessivo e ingiustificato senso di colpa.

www.lapelle.it/beauty/articoli/cioccolato_psicologia.htm

 

postato da ellea | 22:35 | commenti (2)
vita


lunedì, 14 gennaio 2008
 



Mentre me ne andavo in giro per internet a cercare info sulle intolleranze al lattosio è sbucato fuori questo Sad


"molte persone, la maggior parte purtroppo, sono convinte che la produzione del latte non abbia a che fare con lo sfruttamento degli animali. In realtà l'industria casearia è responsabile di grande sofferenza. Il latte è l'alimento destinato a nutrire i piccoli, perciò per ottenerne in abbondanza e con continuità, la mucca viene ingravidata ogni anno (la gestazione dura nove mesi) e dopo pochi anni, appena la lattazione diminuisce viene destinate al macello. Il vitellino, sottoprodotto lucroso di questo ramo industriale, allattato per alcuni giorni, è allontanato per proseguire il suo infelice tragitto verso la tavola. La madre lo cerca per giorni muggendo lamentosamente, ma tanto è solo una macchina da latte (a cui sono somministrati medicinali che la rendano più potente): le vengono attaccate due volte al giorno delle pompe meccaniche per stimolare la produzione e alla fine della sua breve vita le mammelle saranno tanto allungate da non poter servire neanche ad allattare per poco l'ultimo vitellino. La macchina da latte che arriva al macello è uno degli animali più intensivamente sfruttati e maltrattati del nostro tempo. "
postato da ellea | 01:03 | commenti (3)
societĂ 


venerdì, 11 gennaio 2008
 

Cuori di cuccioli




Oggi A.. ha lasciato la sua classe e da domani mattina frequenterà una nuova scuola.
Prima delle vacanze ci aveva accennato a questa eventualità che si è venuta a prospettare perchè  lui  e la sua famiglia hanno da poco cambiato casa e si sono trasferiti in un quartiere diverso da quello a cui appartiene la mia scuola. Quel quartiere è sufficientemente distante da rendere impossibile allo scuolabus di cambiare il percorso abituale seguito finora. I genitori, a dire il vero, hanno battagliato perchè questo cambiamento non avvenisse e si sono rivolti agli "addetti" , hanno litigato e brigato, ma la soluzione non si è trovata.

Il fatto è che la vita pratica con le sue spietate esigenze non dà certo conto alle ragioni della vita affettiva ed emotiva, nè le urgenze cui è sottoposta la vita degli adulti dà loro modo di predisporre, sempre, le cose in modo da tale da tenere conto delle esigenze dei bambini e di prepararli alle strattonate  che devono affrontare contro la loro volontà. Stamani è stato all'improvviso che  il padre di A.. è arrivato e ci ha detto :"Sono venuto a prendere A., devo protarlo via adesso perchè dopo devo rientrare a lavoro, ma io sono innanziutto passato per  avvertirvi che A. da domani cambia scuola". Noi, insegnanti, siamo rientrate in classe, abbiamo chiamato A. e abbiamo dato a lui e ai suoi compagni, il tempo per salutarsi.
A. e F, l'uno indiano e l'altro polacco, si stringono in un abbraccio sincero e commosso e piangono. Era un pianto profondo e davvero disperato, rimanevano attaccati l'uno all'altro, e giù lacrime e singhiozzi. Il nostro mondo di adulti non ha tempo di considerare quanto veri, autentici e intensi possano essere i sentimenti di amicizia tra bambini. Ma forse ancora più profonda e intensa era quella tra questi due bambini , già strappati dalle loro case, dalla loro terra per le esigenze e le urgenze delle loro famiglie e che si erano trovati insieme in  questa classe scoprendo, forse senza nemmeno il bisogno di spiegarselo più di tanto, di avere molto in comune.
postato da ellea | 21:21 | commenti (1)
amore, vita, scuola