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lunedì, 16 luglio 2007
isola di capraia
sabato, 14 luglio 2007
Picasso, Le jeune peintre
"C'è un quadro che Picasso dipinse a 91 anni, un anno prima della morte, intitolato "Il giovane pittore".E' lo schizzo ad olio,buttato giù liberamente con ampie pennellate- bianchi, grigi, blu ardesia e nero -, di un volto piccolo,di ragazzo,dagli occhi scuri,pungenti e incavati, che ti fissa da sotto un grande cappello floscio,con in mano una tavolozza e un pennello.Il bianco su bianco gli conferisce un che di fantasma,di clown, di angelo, ma anche di osservatore innocente, per quanto vivo e intensamente concentrato, la cui
vivacità mercuriale è stata appena colta dal pittore.[...]
Sulla tela è fissato il Picasso invisibile, un autoritratto del demone che lo abitò per tutta la vita. Alla fine, emerge e si rivela.
E dice: " Eccomi.E' questo che sei, Picasso.Tu sei me, il pittore sempre giovane.Io sono il clown, l'innocente, l'occhio vivace,l'occhio scuro, il Mercurio dai rapidi movimenti, la sentimentale malinconia del colore bluastro,il ragazzino.Il sono il tuo fantasma.Ora puoi vedere chi ti spinge,cosa ti ha mantenuto fresco e ardente.Adesso puoi morire."
E' come se Picasso avesse realizzato e attualizzato e individuato questo personaggio per tutta la vita,fin da quando era un pittore adolescente eccezionalmente dotato.
Un ritratto del nucleo germinale,della ghianda, dipinto dalla quercia.
L'immagine di Picasso conferma la teoria secondo la quale il compito principale non è la mia individuazione, ma l'individuazione dell'angelo: la materializzazione con colori,pennelli, e tela del demone di Picasso.
Nel ta'wil (arte di leggere e interpretare la vita) dobbiamo leggere le cose tornando alle loro origini e al loro principio,ai loro archetipi.
Nel ta'wil bisogna riportare le forme sensibili alle forme immaginative e poi risalire ai significati più alti.[...]Questa idea può essere applicata anche alla nostra vita:dobbiamo cominciare con l'angelo, il giovane pittore che sta cercando di entrare nel mondo sensibile ed individuarsi attraverso la vita di Picasso."
Come mai questo?Perchè l'attività primaria della vita è l'immaginazione."
Hillman-Ventura "Cent'anni di psicoanalisi.."
domenica, 01 luglio 2007

Ci fosse una rivoluzione che mi sia venuta col buco.
Un autore della letteratura italiana che io adoro è Italo Calvino.
Leggere i suoi libri ha su di me un effetto "antidepressivo". Sa attraversare i temi più tosti della vita con "leggerezza" e con ironia . E scrive racconti in cui la ponderosità/profondità delle riflessioni che li sostengono sono calati nella semplicità.
Inoltre è un ligure d'adozione e ha assorbito l'asperità di quelle terre di mare , ma ha abitato anche a Castiglion della Pescaia dove le asperità si addolciscono nella "paciosità" della Maremma.
Io adoro quei luoghi.
Ogni settimana,per tutto un anno scolastico, ho incontrato 169 bambini. Ho navigato in mezzo a emozioni allo stato puro, in mezzo agli affetti,dolorosi o allegri a secondo dei casi.E son tornata a casa ogni giorno "piena", piena di questo bagno nell'umanità che riempie e appaga e fa crescere e potrebbe rendere, a saperci fare, un po' meno carogne.
Ci sono delle cose a cui siamo abituati e spesso non pensiamo che ad esse ci possa essere un'alternativa: il nostro mondo si riduce tutto lì dentro e con difficoltà si pensa che ci sia altro oltre, si fa fatica a strattonare lo stato delle cose.
Una cosa di cui mi sono resa conto abbastanza presto, ma mai con piena consapevolezza, è che c'è una via molto facile da imboccare e dalla quale poi è assolutamente difficile uscire per svoltare verso altro. Credo che risulti difficile perchè è una strada ben battuta, già percorsa da molti e attualmente ancora percorsa dai più e che quindi dà sicurezza, sviluppa un forte senso di aggregazione e di appartenenza: trattasi del conformismo.O meglio di quello che viene percepito come conformismo ma che è anche molto di più.
Da più parti ho trovato il link al sito dell' UAAR:l'unione atei agnostici razionalisti capitanata da intellettuali principalmente di formazione scientifica.Bene, grazie a quel sito mi appare ancora più evidente che quel sistema conformista e acquisito di abitudini può avere occasione di essere ripensato con una maggiore consapevolezza.
Pensavo alla faccenda dei "funerali laici".
Mio padre morì in ospedale. Passò un attimo dalla sua morte che comparve sulla porta della camera dell'ospedale un prete con contrita espressione di circostanza. Mi avvicinò subito e mi disse : "se avete bisogno per le esequie, rivolgetevi qui e qui e qui,anzi se per voi è meglio posso pensarci io. Praticamente c'è un'organizzazione che scatta efficientissima,dispendiosissima non appena qualcuno muore."
Un'organizzazione di cui forse ( e per fortuna) molti non sanno l'esistenza e cui si affidano in un momento di stordimento dove le robe "terrene" e i calcoli e le faccende economiche non sono esattamente al centro dei loro pensieri. Mi ritrovai così in un ingranaggio che prese sin da subito a disgustarmi, e volevo urlare per denunciarne la bassezza ma c'ero dentro fino al collo e i parenti d'intorno si lasciavano trasportare dall'onda purchè l'onda scorresse e anch'io ho finito per farmi trascinare con quel malessere dentro che c'hai quando sei costretto a fare cose che non sono giuste per te,che tu non hai scelto ma che sono più grandi e più forti di te e che si fanno perchè esistono e ormai è quella la via che tutti imboccano e l'unica che sembra esistere.
Quell'esperienza mi ha fatto pensare che io per me quella roba lì, mai.
A parte il lugubre, la pesantezza micidiale dei funerali religiosi,senza respiro, senza sollievo: le casse di legno, gli oculi in condomini di bare, le lapidi marmoree,e tutti gli annessi e connessi.A parte i costi impensabili, immorali, ingiusti. A parte l'assurdità, per me, dell'esistenza dei cimiteri e delle feste dei defunti..che tutto fanno fuorchè aiutare l'elaborazione del lutto perchè al lutto ti ci inchiodano.Ma a parte questo: se non si ha una fede brillante e sentita perchè accondiscendere a un rituale di questo tipo? Perchè non dare/creare un'alternativa di altrettanto immediato accesso, altrettanto visibile e facile da perseguire e realizzare? Perchè non rompere gli schemi?
Bene , l'UAAR, giustamente secondo me, cerca di opporsi a tutto "quel già dato" e a quel "così è da sempre, per sempre e per tutti" suggerendo, agli atei/laici di combattere le giuste battaglie per ottenere esequie civili in luoghi altri rispetto a quelli religiosi.
Io ricordo per esempio a quanto fu bella la cerimonia di commiato che i Kennedy fecero a John Kennedy Junior, tutti riuniti su una barca che prese il largo per disperdere in mare le ceneri


A volte bussiamo a porte che già sappiamo che resteranno chiuse. Ma bussiamo ugualmente perchè vagamente sappiamo che il dolore di una porta sbattuta in faccia è il primo che abbiamo conosciuto e rimane ancora l'unico che ci fa sentire ancora vivi.
Quando smetterà l'odio per noi stessi passeremo davanti a quelle porte e non sentiremo più quell'attrazione inconsapevole per esse,non sfideremo più l'inevitabile, e avremo la forza di non bussare e di andare avanti.
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