Eh, che simpatica immaginetta della nostra idea d' "INFANZIA", dell'idea dolce, soave, angelicata , di "bambino" che spesso balena nelle nostre teste.
Ebbene, niente di più falso.
Lo scuolabus può essere un luogo terrificante, un incubo e il tragitto che si compie insieme all'allegra combriccola uno dei momenti più tragici per alcuni bambini.
"Ivan,ti prego mi proteggi se mi picchiano sul pullmino,oggi?"
Mentre ero accovacciata accanto a un bimbo di 1^, due posti più in là rispetto a quello di Ivan ,colgo questa accorata supplica fatta ,con il sorriso ma con le mani giunte, da un bimbino "per bene", due occhi marroni, capelli castani chiari e un grembiule impeccabile.
.In quanto insegnante d' inglese faccio un' incursione di un'ora soltanto in questa prima e penso allora di riportare alla maestra di classe la conversazione cui ho assistito che meglio di me conosce la situazione e, insieme,prendiamo a tentare degli approfondimenti.
"Che succede sul pullmino?" chiedo e si fa avanti un bimbo dicendo "Quelli di quinta ci picchiano, ci dicono le parolacce".E vengono fatti nomi, riportate frasi ed espressioni a dir poco colorite.Mi avvicino al bimbo terrorizzato e chiedo" Ma lo hai raccontato alla mamma quello che ti capita sul pullmino?" "La mia mamma ha detto che se torno a casa un'altra volta con le lacrime non mi manda più".
La maestra della classe si ripromette di parlarne con i genitori e in effetti a quell'episodio , e ad altri cui io non ho assistito, è seguita una riunione di classe con il preside e i genitori, una fitta serie di colloqui e iniziative con il rappresentante di classe.Dal canto mio, poichè insegno in tutte le classi ho indagato presso i bimbi di quinta:"Maestra guarda che sono i piccoli quelli che fanno casino. Sono quelli di prima che ci danno noia e ci prendono in giro.""Guarda , maestra, che è Ivan quello che fa macello, mica noi."
Ma come Ivan ! E, in effetti, ieri c'è stata un'assemblea di interclasse con i rappresentanti, appunto e la vicenda si è arricchita di nuovi particolari:
-pare proprio che questo Ivan sia il deus ex machina del clima da incubo che regna sullo scuolabus
(quindi il bimbo "per bene", vittima di chissà quali angherie, raccomandava al boss le sue sorti !!)
-l'autista conduce da solo il pullmino infernale, il che pone un grosso problema di sicurezza perchè in quel caos il rischio di un incidente non è davvero escluso senza un adulto che si occupi dei bambini in modo che
il conducente non sia disturbato.Una mattina il clima si era fatto particolarmente incandescente- hanno parlato di zaini volanti, allegri salti sul sedile ad ogni buca, e botte e urla e grida- il pover'uomo , da solo al comando di quel caos, pare abbia inchiodato il pullman in mezzo alla strada, tirato il freno a mano e tirato, anche , una serie pazzesca di moccoli irripetibili tanto quanto ciò che veniva pronunciato dalle bocche dei dolci pargoli.
- e quello che più mi dispiace è stato che di tutto questo gli altri genitori hanno dato la colpa ai bimbi Rom che frequentano saltuariamente la nostra scuola e grazie a uno sforzo d'iniziativa non indifferente del preside.
Mica a Ivan ,la danno, mica un po' a tutti i bimbi che non sono il massimo dell'educazione, ma ai rom, gli "zingari".
Il rappresentate ha detto che queste sono voci che lui aveva raccolto e che riportava quindi all'assemblea.
A quel punto ha preso pacatamente e soavemente la parola una mia collega che da ieri è salita alle stelle nelle mia personale graduatoria interna e ha preso a dire con il sorriso: "I bambini rom sono buoni, vengono a scuola e stanno seduti al banco e ascoltano senza disturbare quello che si dice in classe. E' la scuola,piuttosto, ad essere in debito verso questi bimbi perchè fa di tutto affinchè vengano a scuola ma poi non ha modi e mezzi per pensare a percorsi adatti a loro.
Ed è proprio così.I bambini rom hanno una magia nel loro sguardo come ce l'hanno tutte le persone la cui anima pare lontana e misteriosa a chi non la conosce. Sono un mondo sconosciuto e affascinante.
Sabrina , quando viene a scuola e m' incontra, mi saluta ironizzando "Ciao "Pleassssseeee"!!" ..ma noi svolgiamo il nostro programma, abbiamo la classe da seguire, che i bambini non consentono sconti d'attenzione e anche se alcune insegnanti hanno presentato a inizio anno dei progetti per i rom tuttavia gli interventi si limitano a una banale e asettica alfabetizzazione.Questi bambini sono intelligenti e buoni davvero, non creano nessun problema di disciplina, ma nessuno.Sono intimiditi, spersi qua dentro, in un contesto di cui gli sfugge il senso che dovrebbe avere per loro.
L'altro giorno ne è sbucato uno in quinta, di 13 anni, in classe con me all'ultim'ora. Mi dice: "Maestra, io devo andare." "Come sarebbe 'devi andare'?" chiedo sorridendo "Ho da fare, poi io devo prendere il pullmino"
"Eh, ma io non ti posso far andare , e poi, il pullmino, non preoccuparti che ti aspetta!!"
Allora gli ho chiesto da dove viene e lui mi ha detto che viene da Roma, viveva a Monte Mario, e gli ho detto "ma lo sai che io pure ho abitato da quelle parti?" "Hai presente "Piazza Mazzini"? E lui, "Certo" , "E che altro conosci?" " Lepanto e Ottaviano" aggiunge " il Colosseo,bello, e piazza di Spagna! Il lago di Bracciano, Viterbo" E così, a pezzi e bocconi, siamo riusciti a chiacchierare, a fare un po' d'amicizia .E io ho pensato quanto sarebbe utile poter partire da lì, dal modo in cui questi bimbi, da un loro particolarissimo punto di vista, fatto di campi nomadi, di metro, di semafori, conoscono le nostre città e ci conoscono...
ma per fare questo occorrono alcuni requisiti:
-primo fra tutti: evitare che l'
altro faccia sempre il porco ruolo di capro espiatorio delle nostre schifezze, cosicchè i Rom non si carichino anche di colpe che non ricadono sulle loro piccole spalle.Che già ne hanno da scontare altre e pesanti di colpe agli occhi nostri.
Nell'esperienza di tempo limitato alla classe IV, i bambini documentarono per mezzo di testi orali, scritti e disegnati, le loro paure. In genere i bambini hanno paura degli zingari, anche se la loro vita nomade ha per loro un fascino; le voci che corrono in paese sono tutt'altro che buone, per fatti accaduti nel passato ma soprattutto per il rifiuto di accettarli come persone alla pari, con una loro particolare concezione del mondo e una loro umanità.
(Mario Lodi)