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martedì, 28 novembre 2006

Lucian Freud
"The Painter Surprised by a Naked Admirer"
Ne ho sentita una bella.
Oggi pomeriggio me ne stavo a sbirciare i libri in libreria e nel settore "fumetti" ,e vicino alla caffetteria andava in onda una conferenza su Freud e la sua interpretazione di Mosè e delle religioni, così ho finito per recuperare l'ultima sedia libera e mettermi ad ascoltare.
In breve: il tale che chiacchierava diceva che Freud ha applicato i metodi dell'antropologia e della psicoanalisi alla religione studiandola come un mito e operando una riconsiderazione storiografica della faccenda che di storico e di accreditato pare non abbia molto (anche della figura di gesù di Nazareth ci sarebbe poco di provato a partire dal nome).
Insomma il fatto è che a studiare i popoli si trova sempre una dinamica di fondo tra un padre e un figlio o tra un capo e il suo popolo. Come in Edipo.
C'è un momento in cui il figlio "uccide" il padre: o per quella dinamica violenta e competitiva benchè dissimulata o sublimata, in virtù della quale un figlio per nascere "psicologicamente" e non solo biologicamente, per individuarsi , deve far fuori il padre, oppure per dar corso all'ordine naturale delle cose secondo le quali i figli soppiantano i padri, gli sopravvivono, per una faccenda di natura,insomma.
Anche tra le popolazioni primitive, quelle coeve alla nascita delle religioni monoteiste, il popolo dei sudditi a un certo punto fa fuori il capo che opprime, lo uccide e "se lo mangia".Anche il rituale della comunione è tipico di una teofagia: si mangia il corpo di Cristo!
A questo punto se interviene il "senso di colpa" si verifica la sacralizzazione del padre ucciso, come rituale per elaborare la colpa stessa e offrirsi al perdono.Se c'è il senso di colpa per il delitto commesso c'è la santificazione dell'ucciso e la sua adorazione.
Su questa dinamica di base si sarebbero poi edificate tutte le religioni che sono deliri, allucinazioni credenze in qualcosa che non c'è, ed è assolutamente contrario al senso di realtà.
Il relatore di stasera è arrivato a concludere che la religione ,secondo Freud, è una nevrosi universale, mentre la nevrosi è una fede individuale.
Lo dicevo io, quando andavo a scuola di suore, che lì mi sembravano tutti di fuori!!!
venerdì, 24 novembre 2006
Felicità è scoprire che, dopo la famiglia di 4 ciccioni urlanti, dopo la coppia rumorosa e in incognita (non aveva il nome sul campanello) con pupa di due anni, nell'appartamento davanti al mio è venuta ad abitare una distinta signora single che tra l'altro ha dichiarato "io qui ci vengo di rado"...
lunedì, 20 novembre 2006
Vorrei innamorarmi, o forse lo sono già, anche se di nessuno.
Vorrei impazzire e gridare e ridere verso il sole e sentire tutto il bene e una carezza grande sull'anima.Vorrei correre verso delle braccia spalancate, vorrei essere accolta interamente da uno sguardo sereno e forte,
Vorrei sentire parole intime, profonde che si impiantano nel cuore e lo allargano, ma forse le ho già dentro di me, dovrei solo saperle cercare.
domenica, 19 novembre 2006
Spesso non è facile trovare il giusto modo di stare accanto a un depresso.Spesso non si riesce a capire come mai una persona stia lì, immobile, non reagisca, non si dia da fare, sembra piuttosto che si crogioli nel suo dolore, che ci provi gusto a fare la vittima, è edifficle capire come mai qualcuno non si rimbocchi le maniche, non tiri fuori quel tanto di palle che serve per uscire da una certa situazione.
Purtroppo la depressione degli altri provoca irritazione in chi la osserva...forse perchè ha paura di doversi confrontare con uno stato mentale avvolto nel buio, nella cupezza, del senso di essere finiti, nella mancanza di speranza e di fiducia, nella perdita assoluta di un senso per alzarsi la mattina, per lavarsi e per mangiare.
Ebbene questi stati mentali esistono, ci sono, sono tenebre, angosce,un senso di morte, un gelo di solitudine che hai dentro le vene, sono letame nell'anima, disagio profondo,convinzione di essere solo, di aver perso tutti,sono morsi di sensi di colpa,senso di essere peggio di un delinquente,peggio di un assassino, e senso di essere braccato, perseguitato, fisse paranoiche che c'è sempre qualcuno che ti frega, e che tu subisci e sei debole e non ce la fai e tutti sono più forti di te. e c'è rabbia, odio profondo, ed energia bloccata in questa rabbia, energia che invece di essere canalizzata fuori è ritorta contro se stessi.
Il depresso se l'è dimenticato che le forze ce l'ha, e pensa che se è riuscito in qualcosa nella vita è stato per caso, per sbaglio, e non perchè se l'è meritato lui, se l'è guadagnato lui,le esortazioni alla volontà a darsi da fare le sente lontane, non vere, non corrispondenti a come si sente lui...
Sono stati che esistono. E vengono da molto lontano,uno però magari non lo sa e pensa sia per colpa di questo o di quello, e invece questo o quello sono solo delle banali cause scatenanti, il male è altrove, è lontano.
E' difficile e scomodo guadare dentro la depressione e forse fa paura: fermarsi accanto a un depresso significa rischiare di dover prendere consapevolezza delle tenebre che si potrebbero nascondere dentro di noi.....e che forse è preferibile non vedere...
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