|
lunedì, 09 ottobre 2006
Ho trovato sul sito di medicine alternative solaris, questa valutazione della vicenda della bambina bielorussa e la trovo condivisibilissima:
"La vicenda che in questi giorni è dibattuta sui giornali relativamente alla bambina ‘Maria’ di genitori ospitanti di Genova, contiene un serie di gravi inesattezze. Ci interessa fornire qui una cornice tecnica, psicologica e psicoterapeutica in grado di bilanciare l’informazione di una parte dei mass media che fino ad oggi - sotto il punto di vista psicologico - è stata superficiale e profondamente carente.
È profondamente negativo demonizzare un popolo, soprattutto per i bambini che vi appartengono. La Bielorussia è loro paese di nascita ed è fondamentale aiutarli a mantenere internamente un buon ricordo delle loro origini, per quanto è possibile. Se gli adulti creano una dualità: “là sono cattivi mentre qui siamo buoni”, rischiano di manipolare e strumentalizzare un trauma per creare una scissione interna, molto pericolosa per la salute psicologica dei bambini. Non ci devono essere oggetti interni scissi. Ma bisogna, come educatori e società, aiutarli ad unificare, allo scopo di elaborare profondamente e farsi gradualmente una ragione delle violenze subite dall’abbandono o dalla morte dei genitori biologici.
La finalità deve essere quella aiutarli a separarsi interiormente dai traumi del passato, ma in modo sano e andare verso un futuro sano e non essere rapiti o strappati dal loro paese. Questi bambini devono fare pace con la loro storia e non la guerra.
Comprendiamo in pieno il dolore di questa bambina e questa coppia di Cogoleto. Ma non pensiamo che questo sia il modo di gestire il dolore e la violenza. In generale questi sono bambini che hanno molto sofferto, sono infanzie difficili esattamente come tanti bambini italiani che sono nelle case-famiglia: orfani o portati via a famiglie dichiarate incapaci o temporaneamente inabili. Ma i bambini bielorussi hanno in più questa opportunità di viaggiare in Italia, in Inghilterra, in Spagna. Se le Istituzioni sono conniventi e avallano che una coppia possa violare la legge e rapire un minore, si mettono a rischio tutti i viaggi di risanamento e viene così messa a rischio la salute psicologica di altri 30.000 bambini: infatti saranno loro a rischiare il suicidio se effettivamente venissero fermati i viaggi di risanamento.
Le notizie che in questi giorni rimbalzano sui giornali italiani, giungendo in Bielorussia inevitabilmente creeranno ulteriore sofferenza, panico e ulteriore disorientamento nei 30.000 bambini in spasmodica attesa di tornare in Italia. Per molti di loro, il viaggio di risanamento è l’unico spiraglio di luce affettiva che li aiuta ad affrontare l’inverno e la loro frammentata e difficile esistenza.
Essere genitori significa aiutare i figli a crescere, non solo nel corpo, ma anche e soprattutto interiormente, nella vita psichica, esistenziale e spirituale. Significa sapere esercitare l’ascolto dei bambini e aiutarli a realizzare i loro progetti, le loro aspirazioni, aiutarli a diventare uomini e donne, forti e sani. Chi si avventura nel percorso dell’adozione, dell’affidamento e – ancor di più come in questo caso – dell’ospitalità deve poter essere un genitore migliore di altri, perché ha a che fare con i tanti traumi e dolori che sono incisi nel passato di questi bambini. L’adozione o l’affidamento sono viaggi d’amore bellissimi, soltanto se anche gli adulti accettano di crescere insieme con i figli.
Questo episodio rivela la necessità – per una famiglia che intenda diventare affidataria o ospitante – di avere una specifica preparazione e un adeguato training. Il caso di Maria non è infatti unico e isolato come si vorrebbe far credere. Non si tratta di un caso estremo, un particolare caso umanitario. Si tratta piuttosto di un fenomeno certamente molto grave ma all’interno di un generale contesto di degrado ambientale e sociale come può essere la provenienza di un bambino che si trova in Internato. Una famiglia che intenda diventare ospitante deve sapere che il bambino che gli verrà affidato sarà pieno di cicatrici psicologiche e non può illudersi che ‘basta tanto amore’. È invece necessaria una preparazione specifica che aiuti la coppia ospitante a capire, sopportare ed elaborare un processo di cura interiore delle ferite del bambino. Si tratta di pre-digerire gli eventi dolorosi e restituirli al bambino in una forma che egli può progressivamente elaborare. Un lavoro continuo, costante, progressivo, faticosissimo, a volte estenuante. Tutti questi bambini sono 'violentati' – è la loro storia, in Bielorussia come in tutte gli altri orfanotrofi del mondo, Italia compresa.
La stragrande maggioranza delle famiglie ospitanti hanno svolto questo compito in modo mirabile, sapendo trasformare il dolore di questi bambini in un rapporto d’amore con le famiglie: ci sono centinaia di testimonianze su questo. I genitori ospitanti - più di altri - devono essere preparati alla lacerante esperienza della separazione. Questi bambini non appartengono a quella famiglia, ma sono destinati – per convenzione – ad essere restituiti all’ambiente da cui provengono. Alcune famiglie si illudono teoricamente di essere preparate ad affrontare la sofferenza del distacco: ma nella pratica poi constatiamo una serie di difficoltà che rivelano la profonda incapacità della famiglia ad affrontare questo straziante e dolorosissimo momento.
Ammantarsi – con la gravissima connivenza di istituzioni civili e religiose – dell’aura di salvatori dei diritti civili significa non essere in grado di gestire dolori e ferite gravi come quelle sofferte da questi bambini. "(P.Capriani-G.Ciappina)
domenica, 08 ottobre 2006

Ne ho scoperto l'esistenza sabato pomeriggio nel parcheggio della coop dopo aver fatto una ricca spesa con un tot numero di surgelati.
Pare che io ci stia prendendo gusto ad avere guasti nei giorni più improbabili: il 14 agosto si spacca la colonna portante e piovono dal soffitto della mia cucina goccioloni degni di un temporale di primavera.E,ieri, ho verificato quanto sia impossibile " trovare un gommista aperto il sabato pomeriggio", parafrasando un noto aforisma di Woody Allen: un vetro di bottiglia si era conficcato nella mia ruota posteriore destra fiaccandola a terra inesorabilmente.
Esperienze come queste ,tuttavia, hanno di buono che rivelano alcuni aspetti dell'umanità:c'è chi solidarizza, c'è chi se la squaglia a fronte delle difficoltà altrui, c'è chi ci mette la ciliegina sulla torta, come i due ragazzi in motorino che mentre me ne vado in cerca di un benzinaio aperto illudendomi che se lo avessi trovato avrei risolto la mia grana,vedendomi gustosamente in vicinanza di una pozzanghera pensano bene di fare i fighi e farmi fare una bella doccia.Un bello stronzo non glielo leva nessuno ma di fatto sono meno incazzata di quanto la situazione possa far presupporre.
Il fatto è che in situazioni come queste io mi sondo: sondo quanto mi sento in pericolo, quanto sono disposta a confidare in rapide soluzioni, quanto a cedere alla lusinga del vittimismo, quanto invece mi sento indifferente e di passaggio rispetto all'inconveniente. E così mi sono sentita: indifferente, indifferente alla ruota forata, indifferente all'indifferenza altrui, indifferente alla strafottenza dei due ragazzi: due schizzi si asciugano in un quarto d'ora, ma sentirsi forti e liberi dall'oppositività adolescenziale è un problema un po' più tosto che non si risolve in un quarto d'ora.
Separata da ciò che non mi appartiene , presa dal filo di me stessa anche in panne in mezzo al parcheggio della coop. E' la vita, fatta di incontri, di mondi chiusi in se stessi che si sfiorano.
Ma a volte si incrociano,come quando tornata al parcheggio con ormai un biglietto dell'autobus in tasca vedo un signore armato di crick che mi aspettava vicino alla macchina per darmi una mano.
E lì ha fatto la comparsa "il ruotino",ultima fessa trovata del consumismo che risparmia due lire sulle ruote di scorta mettendoti la vita in pericolo perchè se superi i 60 all'ora il ruotino scoppia e se non lo sai ti trovi in un bel guaio .
Per fortuna grazie alla gentilezza di quel signore mi è avanzato il biglietto per prendere l'autobus domani mattina, visto che l'auto con il ruotino a scuola non mi ci porta di certo.
sabato, 07 ottobre 2006
Hugo Weaving&Johnny Depp
Poi, ti ricordi che esistono uomini così..

o così
giovedì, 05 ottobre 2006
C'è una cosa che mi dispiace: non sono io a scegliermi i miei alunni ma sono loro a scegliere me.
Quando insegnavo alle materne ero particolarmente intenerita da certi bambini un po' timidi, goffi, silenziosi.Mi sentivo particolamente "adatta" per loro, e sentivo che avrei voluto dedicarmi a loro proprio perchè incontravano qualcosa di mio che forse aveva bisogno di crescere insieme a loro.
Ma un bel giorno varca la porta un bimbetto urlante, strepitante, avvinghiato al collo di suo padre che, garbatamente e con gentile risolutezza, me lo scaraventa in braccio e se ne va. In quel momento Lui è diventato il mio alunno, si è imposto a me con una forza tale da oscurare tutti quei paffuti e dolci cuccioli che scomparivano ed erano silenziati dallo strepitìo e dalle trovate dell'ultimo arrivato.
Quel bimbo mi ha voluta come sua insegnante e non c'è stato verso:ho dovuto arrendermi, ho dovuto resettare le mie preferenze e i miei programmi.Ne sono seguiti due anni interessanti e un buon rapporto con il bimbo e con la sua famiglia.Ma è stato lui a scrivere il copione di quei due anni, la mia sarebbe stata un'altra storia.
Successivamente mi sono resa conto che la storia si è ripetuta: altri bimbi ho avvertito come quelli "adatti" a me, altri alunni sono riusciti a imporsi prepotentemente alla mia ( e non solo mia) attenzione.
Ed è ingiusto.E' ingiusto che dobbiamo prenderci cura di chi fa più casino per imporsi:il più rumoroso, il più capriccioso, il più indisciplinato, il più prepotente,quello che non ha freni,che non ha limiti e proprio per questo irrompe e scorrazza .
Mentre quelli che son più timidi, che hanno bisogno di più spazio e più silenzio per esprimersi , che hanno più bisogno di una guida e di una rassicurazione rimangono travolti dagli altri.
Non è un discorso giusto, lo so.Ma vorrei potermi scegliere gli alunni, a volte. Vorrei poter fare come lo psicoterapeuta privato che decide se può essere in grado o meno di dare il suo migliore e più efficace aiuto a un paziente piuttosto che un altro.
domenica, 01 ottobre 2006
Credo che sarebbe sicuramente stato necessario fare indagini accurate sul contesto dal quale la bambina veniva e dove sarebbe(ed è) dovuta ritornare.
Tuttavia non condivido il comportamento della coppia di coniugi.Hanno scelto di compiere un gesto di richiamo ma non credo che abbiano scelto la via più giusta per condurre la loro battaglia.
L'affido non è un'adozione.E la famiglia affidataria non deve comportarsi,anche se per il bene del bambino, come se fosse quella sua definitiva. "Si sa" che il bambino si trova in quella famiglia temporaneamente ."Si sa" che la famiglia che si propone per l'affido deve tenere a bada molti suoi sentimenti,deve considerarsi uno strumento a momentaneo servizio del bene di un bambino su cui non ha nessun diritto.Deve misurare le sue scelte e il modo in cui intende raggiungere i suoi obiettivi ,anche e proprio perchè sono in funzione del bene del bambino, tenendo conto di questa peculiare condizione.
Non si può parlare nè di genitori, nè di nonne in questi casi, e bisognerebbe evitare invischiamenti emotivi sovradimensionati.Il che non significa indifferenza o freddezza, ma consapevolezza del ruolo, e conoscenza precisa di tutto ciò che è possibile fare dato il ruolo e le leggi esistenti.Si tratta di seguire vie lunghe e stressanti e faticose.Del resto, però, l'occultamento del minore se anche appare una forma di tutela non lo è, e può costituire un precedente gravissimo capace di compromettere le relazioni tra paesi rispetto all'affido e all'adozione e a far diventare ancora più severe e rigide le norme che regolano queste forme di accudimento dei minori.E in tutto questo a rimetterci sono solo i bambini e le famiglie disposte a prendersene cura.
Io al posto loro avrei mobilitato tutti i legali del mondo, avrei preso tutte le aspettative possibili dal lavoro e avrei cercato i modi per poter andare in Bielorussia e valutare come sta la bambina, come viene trattata, e calcare tutte le vie possibili, legalmente, per trovarmi in condizione di poterla adottare, eventualmente questo si rivelasse "la cosa migliore e più auspicabile" per la bambina.
Quella coppia, pur con le buone intenzione ha scelto la via più clamorosa e ha attirato con la sua condotta un'attenzione mediatica che non ha fatto bene a nessuno.
|
|