Cutrettola

   

 



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venerdì, 29 settembre 2006
 

Ciclamino





Quant'è simpatico il ciclamino. A me, che con le piante sono un disastro, il ciclamino appare  "collaborativo": quando  dimentico di dargli l'acqua, lui teneramente affloscia lo stelo dei fiori.Comunica, insomma, ciò di cui ha bisogno.
Lo annaffio, e lui nel giro di poco si ringallluzzisce e io sono contenta perchè ho capito il messaggio.

Altre piante non si comportano in modo così "interattivo": se ne stanno lì...gradualmente e inesorabilmente ingialliscono, si spelacchiano e io non capisco se è perchè ricevono troppo o troppo poco.



martedì, 19 settembre 2006
 

Oriana Fallaci


Non ho letto nulla di lei.
Mi ricordo commenti entusiastici di mie amiche a riguardo di "Un uomo" e di "Lettera a un bambino mai nato", ma nonostante il loro entusiasmo non mi hanno incuriosita al punto da prendere in mano un suo libro.Sarà che io non riesco a leggere, sul momento,cose intorno alle quali si sta parlando e discutendo molto.
Poi ha scritto quel che ha scritto dopo l'11 settembre e il mondo si è spaccato in due: chi l'ha accusata di avere posizioni aggressive e antistoriche, chi ne ha ammirato il coraggio di essere "politically uncorrect", di risultare antipatica pur di rimanere fedele alla sua idea di libertà e giustizia.

Io mi limito a "perplimermi" molto e a continuare a non essere invogliata a leggerla.
E non per le note questioni.
Ma per una spontanea resistenza umana alla sua personalità. Una personalità tragica, dolente, sola,incompiuta, a mio modo di vedere.

Mi lascia perplessa il fatto che chiamasse "Alieno", il cancro di cui era ammalata da tempo: una definizione che sa di scissione, di disconoscimento della malattia come parte di sè.
Mi lascia perplessa il risentimento con cui alcuni parenti intervistati hanno valutato come "tardivi" i riconoscimenti di merito fatti pervenire alla famiglia da alcune autorità o personaggi autorevoli della politica e della cultura.Uno vive, intanto, e per sè.Se il riconoscimento viene, bene, in ogni caso non è dovuto, nè lo si può pretendere, nè si può mettere il broncio se non arriva,secondo me.
Mi lascia perplessa il modo con cui sono stati celebrati i funerali che mi hanno fatto pensare non tanto a un amore per la riservatezza ma a una rancorosa esclusione.
Mi lascia perplessa il suo grande,unico, amore per un eroe e idealista,il greco Alekois Panagulis, e il modo in cui parlava del padre come "la figura più importante di tutta una vita".E qui di roba "intuisco" se ne potrebbe trovare moltissima, a voler giocare ai piccoli Freud.


In un'intervista in cui le viene chiesto di parlare dei suoi errori, Oriana risponde:

"Ti diro' il piu' grave. Quello di non aver amato abbastanza me stessa. Cioe' di aver dimenticato che il grande comandamento ‘Ama il prossimo tuo come te stesso', parte dal presupposto di amare prima e innanzitutto se stessi. Non ho amato abbastanza me stessa perche' non sono mai stata contenta di me stessa, non mi sono mai molto piaciuta. Non ho capito insomma che non e' necessario piacersi per amarsi, che amarsi e' amare la vita. Ho amato la vita in astratto, e non sulla mia pelle. O meglio, l'ho amata amando gli altri o sforzandomi di amare gli altri. Ma e' tempo che io riconosca la piu' banale delle verita': tra gli altri ci sono anch'io. E' tempo che io sorrida, che rida"


Non mi sembra che mai sia riuscita a sorridere, davvero.
postato da ellea | 20:46 | commenti (2)


domenica, 10 settembre 2006
 

De chet is ander de tebol



Le mie impressioni sulla scuola nuova si articolano sempre di più.
C'è da dire che io sono molto timida e non so davvero come faccio ad affrontare l'ingresso nei nuovi contesti scolastici con  inconsueta disinvoltura.Tant'è che per quanto cerchi di non pormi il problema tuttavia questo c'è e latentemente fa il suo corso.
Non mi propongo mai per prima. Per natura sono una a cui non piace imporsi specie alle persone nuove.E così me ne sono stata defilata, i primi tempi ,limitandomi a  presentarmi a chi non conoscevo e a salutare chi avevo già incontrato in precedenti occasioni di supplenze o concorsi.

Ora, io in questa scuola insegnerò inglese.L'insegnante di lingua lavora su tutte le classi e quindi non appartiene a nessun team docente in particolare: è di tutti e di nessuno.Il che mi dà un senso di assoluta libertà e leggerezza. Non perchè con le colleghe con cui ho lavorato finora mi sia mai trovata così male, no. E' perchè un team,una classe spesso non li scegli, ti ci mettono.E le dinamiche scattano, sempre, inevitabilmente.Dopo tre anni trascorsi con le stesse colleghe nella stessa classe,ho sentito l'esigenza di  lavorare senza la viscosità delle dinamiche.Ho  scelto di trovarmi in una posizione di scarso coinvolgimento e trascorrere così un anno sabbatico per allentare quella rete di implicazioni emotive, belle, vitali ma pregnanti, che ti si incollano addosso quando stai a lungo in uno stesso contesto.
Per gli insegnanti, ci vorrebbe, come per gli psicologi, un supervisore che li aiuti ad elaborare quella pregnanza di emozioni che un'esposizione così lunga e costante con le stesse persone ,alunni e colleghi, comporta.Insomma insegnare inglese mi permette di prendere un po' di respiro dopo l'immersione relazionale degli ultimi tempi, ma d'altra parte mi pone in una posizione defilata, anche se  presente al tempo stesso, che potrebbe non facilitare il mio inserimento nel nuovo contesto, vista anche la natura riservata del mio carattere.
Era a questo che soprattutto pensavo dopo i primi incontri collegiali che si sono tenuti nella sede centrale e non a scuola.E ci pensavo non senza una certa preoccupazione e un certo senso di esclusione.

Invece l'ultimo incontro è stato proprio carino: alcune insegnanti mi hanno accompagnata in un giro turistico lungo  corridoi e classi e palestre e aule informatiche; mi hanno spiegato l'organizzazione ed hanno pronunciato una frase assolutamente rassicurante: "un tranquillo tran tran". Un tranquillo tran tran: quale non ne vedo da anni, chè nella scuola pisana era tutto "un ansiogeno happening".Ma su questo tornerò a parlare in un altro momento.

La mia aula d'inglese è bellissima: grande, ariosa, luminosa, tinta di fresco, ordinata. Due armadietti ricolmi di materiale didattico di ogni tipo.Tracce molto consistenti del passaggio di una precedente insegnante che doveva essere molto brava e che ha lasciato lì, inconsapevolmente a mia disposizione, una ricca documentazione del suo lavoro. E io mi sono accomodata e ho preso a scartabellare e a leggere e ho riordinato le fila della mia idea di lavoro , e ho messo tra parentesi il caos pisano,e ho ritrovato il gusto di reincontrare le mie conocenze e riassaporare il piacere di progettare una programmazione liberamente e secondo i criteri della pedagogia e della didattica "specifici" della scuola primaria, chè di là ,a Pisa, la cultura e l'identità del mio ordine di scuola era assolutamente rimasto soffocato da un livellamento generale .
E ritrovarmi lì, in quell'aula fresca e pulita e "giovane" mi ha fatto pensare di averla scampata bella, di aver avuto una grande fortuna a lasciare quel casermone anteguerra, con gli infissi usurati, senza una mano di tinta da anni sui muri scalcinati.Mi sono sentita come dentro a un  mio piccolo regno.  Mi sono sentita come tornata nei miei panni.

Piccoli gesti di accoglienza e segni di simpatia, piccole gentilezze raccolte qua e là mi aiutano a ben predispormi verso questo nuovo anno solastico.

Inoltre il fatto assolutamente inconsueto di poter raggiungere la scuola in 20 minuti mi fanno sembrare questo settembre particolarmente lungo e ancora pervaso d' un' insolita aria di vacanza.





postato da ellea | 00:16 | commenti
scuola


lunedì, 04 settembre 2006
 

Impressioni sulla nuova scuola






Le prime cose che noti le noti per "differenza".Vai a cercare le magagne della scuola che hai lasciato e che ti hanno reso difficile la vita, e speri proprio di non trovarle.
E per fortuna non le ho ritrovate.Ma ogni scuola ha le sue, di magagne.Anche questa ne avrà,aspetto  solo di scoprire quali sono.


Questa scuola è la metà dell'altra.Il che significa meno persone, meno teste da dover mettere d'accordo, minori difficoltà a far quadrare l'organizzazione poichè minori sono le esigenze personali di cui dover tener di conto.Il che è un vantaggio.
L'età  media dei docenti  si attesta intorno ai 55 anni, così, a occhio.
Nella scuola dalla quale vengo,al contrario,l'età media era di 10 anni più bassa.Il che non è proprio un vantaggio perchè mancano le figure di riferimento, le persone d'esperienza che hanno maturaro una certa sicurezza di fondo nel mestiere.
Questo dato potrebbe essere  un punto a  vantaggio per la nuova scuola.Ma è un dato che,per altri versi, fa riflettere sulla mobilità e sul turn over dei docenti.Io sono riuscita ad arrivare qui solo dopo alcuni peripli per la Toscana..e più lontano vai più giovani incontri.Per poter tirare un sospiro di sollievo, quindi, devi aver maturato una certa soglia di abbrutimento pendolaresco.Lì, nella mia nuova scuola vicino casa, per i giovani freschi di concorso i posti non ci sono davvero.

Altra differenza: ci sono le serrande alle finestre, o almeno le tende.E già:  nella vecchia scuola  splendeva il vetro delle imposte rilucente di un abbagliante sole che ci faceva cuocere, insegnanti e bimbi, ci faceva strizzare gli occhi e ci costringeva a spostare continuamente i banchi  a sfuggire dal raggio assassino.
E poi qui c'è il giardino: un bel giardino coi pini.Mentre di là stavamo 5 ore rinchiusi in classe,ogni mattina.

Una cosa che però non cambia è la tendenza al caos e a un certo mal costume.
Io licenzierei, domani, gli insegnanti che parlano al Collegio dei docenti.E' un comportamento villano, maleducato e incivile.Insegnanti così si meritano, e probabilmente hanno, classi  ingestibili al livello in cui  loro  rendono ingestibile  il Collegio.Ed è patetico vedere questi poveri Dirigenti che cercano di proseguire con l'ordine del giorno cercando di non perdere la pazienza, cercando di non mettersi a rimproverare a parolacce, come meriterebbero, quanti non hanno la decenza di  ascoltare zitti e mosca.

Non cambia la sensazione che non c'è certezza su niente,che tutto appare e nulla è.
Con leggerezza,chiedo:
-"Allora il prossimo impegno per chi non fa parte  delle Commissioni è il 5?"
-"No, forse no, perchè c'è chi dice che il Preside ha detto che chi non è nelle Commissioni va a scuola","E noi non andiamo e nemmeno lo diciamo  perchè quelli che lavorano nelle Commissioni vengono pagati".Caos.
Una maestra ha capito qualcosa che è servito a far apparire il preside l'avversario che sfrutta ingiustamente i dipendenti e al quale bisogna opporre una fiera resistenza: questo è lo stile prevalente delle "negoziazioni" possibili nell'ambiente scolastico.

"Io ho capito che chi non è nelle commissioni può 'restare  a casa'.Meno chiaro è 'quando' deve restare a casa".Ricevendo risposta a una domanda che non avevo posto mi "confondo" su ciò che già sapevo e su ciò che dovrò fare  e non ho informazioni su quello che vorrei sapere.
Stupida pure io a "chiedere".Non lo faccio più, promesso.
Mi impegno a cercare di conoscere il volto della maestra confusionaria che sparge i suoi dubbi con una facilità inversamente proporzionale alla capacità di seguire con attenzione quel che viene detto. E mi impegno a trascurare con tutte la mia capacità di concentrazione la mandria di maestre che anzichè stare con le orecchie ritte ad ascoltare loro per prime cosa viene detto "demandano" alla collega confusionaria .
E mi impegno io,per prima, a farmi carico della responsabilità delle mie percezioni: se capisco una cosa seguo quel che ho capito, e trascuro le interferenze, a rischio di sbagliare.Se una cosa non la so, andrò direttamente alla fonte, una fonte scritta, possibilmente.E' che non me lo ricordo mai:io del prossimo mi fiderei,in potenza...
Qui entra in campo,tra l'altro, un problema di rapporto con le regole e con l'autorità: io la regola la rispetto, non certo perchè la condivido, specie a scuola dove  certe regole sono una roba da delirio.Le rispetto perchè ho una certa rigidità di fondo dovuta al fatto di essere figlia di un babbo militare che a regole e autorità non era messo male.Qui entra in campo un mio problema.La regola la temo, non voglio trovarmi nei guai,specie con il lavoro dal quale dipende la mia sicurezza economica.
Volo basso, sotto questo aspetto: io me ne fregherei se non fosse che mi sento polo di un ricatto al quale mi sottometto  per mia tranquillità personale e non certo perchè "votata alla causa" più di tanto.Sarei pronta a cambiare,in questo senso, se potessi  confidare in una certa  flessibilità da parte di chi la scuola la dirige.....
Questo del rapporto con l'autorità è,comunque, un punto debole di tutti a scuola, e la psicologia sociale e dei gruppi ha molto da svelarci in proposito.

postato da ellea | 14:10 | commenti (3)


venerdì, 01 settembre 2006
 

 A scuola con i rom





 Venerdì 1 settembre ore 9.30: dopo la presa di servizio nella nuova scuola, il "Collegio di inizio anno".
Le impressioni le ho abbozzate su Word e le posterò. Per ora mi limito  solo a bloccare la data sul blog.

Un accenno, appena : la scuola  dove insegno da oggi è frequentata da molti bambini Rom che vivono in un campo di zingari lì vicino.

Ora, pare che in questa scuola sia "vacante" la figura strumentale che dovrebbe interessarsi  del disagio, dell'inserimento dei bambini stranieri, della formazione docenti .
Chi vuole candidarsi deve  preparare e presentare un curriculum al Preside entro il 9 che verrà poi esaminato dalla Commissione di valutazione. Io ci provo, anche se sono appena arrivata, ho poca esperienza in assoluto  e questo non gioca per niente a mio favore visto che sono in ballo progetti e soldi.
E in effetti non so nemmeno  di preciso cosa dovrei fare ma ,chissene, m'informerò.

Jurassic Park, Spielberg ed io

Ieri sera ho visto Jurassic Park, per la prima volta, nonostante il film sia del lontano 1993. Avevo, ieri, qualche motivo in meno per ignorare questo fortunatissimo film commerciale.

Primo. Tempo fa avevo letto di sfuggita alcune recensioni su Spielberg,la fantascienza,l'altro e la paranoia,comparse sul sito Pol.it,rivista telematica di psichiatria che dedica al cinema un rubrica ricca di recensioni psicoanaliticamente orientate .E sono rimasta incuriosita.


Secondo. Quest'anno il programma di storia che ho svolto a scuola riguardava proprio la preistoria. Era la prima volta che avvicinavo da un punto di vista didattico un tale periodo e devo dire che ne so pochissimo. Non ho avuto modo di leggere testi rigorosi da un punto di vista storico e antropologico e destinati a un pubblico di adulti.Ma di presitoria si interessano poco anche i programmi scolastici e universitari che, a seconda dell'indirizzo scelto, fanno partire il racconto storico,al più presto, dalle grandi civiltà antiche greche e romane. Se non sbaglio, lo studio della preistoria è piuttosto "trasversale" rispetto a discipline come biologia e geologia, archeologia,antropologia, paleontologia cosicchè è difficile "incapparvi" in modo organico in qualcuno dei percorsi formativi canonici.Questo ovviamente lascia un'enorme lacuna nella formazione degli insegnanti.C'è da chiedersi davvero se la la novità,fresca di quest'anno,che grazie alla riforma Moratti vede dedicare alla preistoria un intero anno scolastico non sia davvero strumentale a creare maggiori occasioni di "vaghezza" nella formazione dei bambini .

Terzo.Il fascino del mistero delle origini rende la preistoria un'età mitica, ricca di seduttività e luogo indiscusso dell'immaginario infantile.L'immaginazione dei bambini, molto attratti da argomenti quali i dinosauri e gli uomini primitivi,è alimentata da molti film e libri destinati a loro che ne fanno dei piccoli esperti più disponibili,però, a mandare a mente liste infinite di impronunciabili nomi di dinosauri che a distinguere i confini del fantastico e del reale, del magismo e della rigorosa ricostruzione scientifica.

Brevemente la trama,anche perchè non c'è molto da dire .Un eccentrico miliardario ha creato, su un'isola sperduta nell'oceano, un favoloso parco popolato di animali preistorici. I dinosauri sono stati ottenuti attraverso l'elaborazione del DNA proveniente dal sangue di zanzare perfettamente conservate all'interno di blocchi di ambra. Gli investitori pretendono dall'imprenditore una relazione firmata da scienziati di chiara fama ma un incidente (causato da un dipendente che intendeva vendere il segreto alla concorrenza) mette in serio pericolo gli esperti e il personale del parco."

Jurassic Park attualizza pertanto il mondo dei dinosauri e consente a quel "sapere" infantile di manifestarsi attraverso uno dei giovani protagonisti.L'ambientazione in un parco commerciale di divertimenti esonera il regista dalla ricostruzione di scenari naturali preistorici con il risultato di accenturare lo scarto tra film e racconto storico, tanto che il film è più facilmentne classificabile come fantascientifico.Mi ha lasciato perplessa la trovata "genetica" con cui si giustifica la riproduzione dei dinosari.Mi ha lasciato perplessa non tanto per questioni di verosimiglianza scientifica, che io non ne so una cippa, ma perchè il messaggio che passa, se generalizzato, sembra inviare un monito che mette in guardia sui pericoli della manipolazione genetica e sugli esiti mostruosi cui si accompagnano i deliri d'onnipotenza dell'uomo che qui addirittura s'illude di poter ricreare un mondo che non c'è più.
La trama di per sè scarna, scompare sullo sfondo rapidamente, lasciando la sensazione di non esistere e che la vicenda in definitiva non sia altro che un'estenuante e insisito ripetersi di una lotta e fuga contro i dinosauri che prendono il sopravvento.Ciò che viene unicamente rappresentata è la paura infantile di essere ucciso da un mostro e la sua finale sconfitta.Ma se alla fine di un'avventura,di solito, l'eroe dovrebbe sentirsi "trasformato", dovrebbero verificarsi in lui dei cambiamenti in direzione di un'evoluzione e di una crescita,nel racconto di Spielberg, invece,ci si muove su un piano orizzontale in cui la soggettività dei personaggi è azzerata e tutto si riduce a suggestione visiva, compiacimento per lo stupore e l'evocazione del terrore.

postato da ellea | 21:17 | commenti (7)
scuola